PULITZER PROPAGANDA

Questa è una celeberrima   risalente all’anno 1972, scattata in Vietnam.

Non solo il fotografo non fu censurato ma vinse allora il premio Pulitzer. Il napalm gettato sui marmocchi terrorizzati è ovviamente proudly made in USA.

Ho sempre stimato la fotografia di guerra non soltanto   importante mezzo mediatico di denuncia ma anche “vera fotografia”, cattura di momenti irripetibili da parte di uomini giusti al momento giusto (tanto per essere banali e chiari).

Pulitzer anno 2010: non basta una foto, siamo moderni e fighi e dunque viene premiato un portfolio intero. Questo viene  descritto come  un ”  ritratto intimo di un teenager  americano arruolatosi nell’ esercito all’ apice della violenza nel conflitto in Iraq, incentrato sulla ricerca di significato ed umanità”.

Il che non vuol dire un beneamato, se non: il solito idiota fottuto in testa (manipolato) dalla sua nazione (esportare democrazia a palate, no?)

Credete forse che ci sia qualcosa di vero e “di guerra” in questo servizio da matrimonio? Appunto NO.

Eccone degli esempi:

Quest’ ultima foto inoltre è assolutamente  RIDICOLA.  La intitolerei: “bamboccio con la pistola”,  sottotitolandola “ammazzerà  ma per fortuna -almeno lui-  non sparando da un Apache”.

Stesso premio, trent’anni dopo. Come cambiano i tempi!

Sono il solito nostalgico, amante della roba vecchia o siamo di fronte alla solita involuzione?

Cambiano i concetti che si vogliono esprimere (ed i messaggi che si vogliono propagare) o più semplicemente la censura aumenta e la propaganda riesce a controllarla perfettamente?

La fotografia non vale più un cazzo.