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MA che CAssO dice?

“Perché ho ricordato la storia di Mohamed? [ per la solita retorica sulla storia fatta di individui comuni, che soffrono e quindi non ci dobbiamo lamentare] Perché parlo oggi di primavera araba? [perché ha miserrimamente fallito]Perché proprio ora che sappiamo quanto le speranze degli inizi spesso siano state tradite? Perché lo scorso 17 settembre è stato il primo anniversario del movimento Occupy Wall Street, un momento di riflessione per interrogarsi sugli esiti dei movimenti pacifici degli ultimi due anni. Il giudizio sembra essere negativo: per molti la primavera araba ha lasciato il posto al più rigido degli inverni e le proteste occidentali non hanno scalfito il sistema capitalistico. Ma se il corpo di Mohamed in Tunisia, quelli di Khaled Mohamed Said e di Sayed Bilal in Egitto, il filmato della morte in diretta di Nabbous detto “Mo” in Libia, ovvero i simboli della primavera araba sui social network, sono così diversi dalla ballerina sul toro di Occupy Wall Street, queste esperienze hanno in comune molto più di quanto non appaia. E a loro siamo debitori di un lascito intangibile.[ ma che vuol dire, oltre alla banale retorica?]

LE PROTESTE RACCONTATE attraverso YouTube, Facebook e Twitter nascono e si diffondono libere da ideologie e senza partiti [ah, ecco il punto]. Alla Rivoluzione dei Gelsomini, a piazza Tahrir, a Zuccotti Park non possiamo chiedere conto di cosa effettivamente abbiano cambiato nell’assetto del mondo, se non comprendiamo che hanno cambiato qualcosa che viene prima dei risultati: hanno dimostrato che si può protestare pacificamente e che la protesta si può diffondere anche dove non esiste una stampa libera [ed il risultato?]. Non è possibile interpretare questi movimenti appiattendoli su quelli che abbiamo vissuto in passato [sporchi comunisti], perché hanno utilizzato canali di propagazione disponibili solo ora e non prima di ora, e lo hanno fatto attraverso lo strumento più antico del mondo: la parola. La parola ha creato alleanze tra esseri umani. [che sono stati schiacciati come formiche dal Sistema o dalla violenza religiosa]

Ciò che ha unito New York a Tripoli, al Cairo, a Tel Aviv, a Madrid è che questa generazione, che vive realtà molto diverse nei diversi angoli del mondo, ha trovato la forza di abbandonare le diversità per obiettivi comuni. Musulmani, cristiani ed ebrei scendono in piazza, manifestano insieme [dove?]. Ma non è la piazza che si ribella all’oppressione: è condivisione.”

Roberto Saviano – casso…

 

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“Scontri a Madrid: I portavoce del movimento hanno ribadito le parole d’ordine della protesta: «Ci hanno tolto tutto, tagliato stipendi, tredicesime, i diritti conquistati in anni di lotte sindacali, mentre i politici mantengono i privilegi». Giovani, disoccupati, attivisti del Movimento 15-M, ecologisti, militanti del movimento degli sfrattati, la cosiddetta piattaforma contro gli sgomberi, e ancora indignati di tutte le età, pensionati, operai, sono loro l’anima della protesta”. (La Repubblica)

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